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Ora, che fare?


 Ci allacciamo le cinture; siamo in silenzio tra noi; c’è un gran rumore di sottofondo tra i nostri pensieri. Il viaggio è stato breve, troppo breve; il viaggio è stato intenso, molto intenso. La missione per Paul è andata a buon fine; tutto è andato secondo quanto programmato; tutto perfetto. Ma qualcosa, qualcosa che non ha né forma né colore, si muove dentro noi; salta dal cuore e risale lungo la gola, bussa ai nostri pensieri e si tuffa nel profondo delle viscere. “Paul torna a casa” era di fatto una missione vera e propria, ma il sorriso di Paul, gli abbracci con la madre, la comunità in festa, tutto ciò che abbiamo ricevuto, vanno oltre il concetto di missione di lavoro; sono stati attimi di intima umanità. Ed ora tocca a noi tornare a casa. Ora tocca davvero a noi tornare a casa? I motori si accendono, manca poco al decollo. Slaccio le cinture, apro il portellone, urlo che ho ancora molto, troppo, da fare e da vedere; scappo per la pista; esco dall’aeroporto; sono di nuovo tra la gente. L’aereo inizia a muoversi e i rumori della partenza mi riportano sul mio sedile, tra Marco e Maria Laura. Ognuno ha il suo modo di rielaborare; c’è chi si interroga, c’è chi piange, c’è chi progetta. Insieme ci diciamo che qualcosa può avere inizio; non avverrà grazie a noi tre, noi saremo solo lo strumento, le voci narranti, le mani operanti, i pensieri pensanti; qualcosa potrà iniziare grazie a te che stai leggendo. Qualcosa inizierà grazie alla tua curiosità; qualcosa inizierà grazie al tuo desiderio di vedere oltre, di capire, di ascoltare; qualcosa inizierà grazie alla tua volontà di essere cittadino del mondo, nel mondo; qualcosa inizierà grazie al tuo desiderio di servire. In Ghana, nella diocesi di Techiman, a casa di padre Alfred, nel villaggio di Paul, noi torneremo. Torneremo per aiutare; inutile fingere che le nostre possibilità economiche non sono importanti e che non possono cambiare la vita di un villaggio intero. Bastano 7mila euro per creare un pozzo moderno, meccanicizzato, con cisterne di scorta d’acqua, dal quale potrebbero attingere centinai di persone. Bastano 35mila euro per costruire una scuola superiore che potrebbere accogliere centinaia di studentesse. Bastano poche migliaia di euro per creare una scuola per disabili, ad oggi, per mancanza di possibilità, completamente dimenticati da tutti e da tutto. Non basta però raccogliere soldi per creare un legame, per fondare una missione; per questo basta un conto in banca e poco più. Ciò che serve è accorgersi che nell’altro, esisto io e che in me, l’altro esiste; accorgersi che i chilometri tra i corpi, sono solo millimetri tra i pensieri e le emozioni; accorgersi che esiste un modo per cambiare il mondo insieme. Fare insieme; non fare per. Progettare insieme; non decidere per.  Atterriamo; decolliamo di nuovo; atterriamo; treno; Jesi. Qui si conclude la missione; qui inizia un sogno da sognare insieme.