Lungo le strade della frenesia

Servono trenta secondi per scegliere una spazzola nuova per tergicristalli, farsela sostituire e controllare se funziona. Mentre il traffico riparte e l’automobile riprende la marcia, si paga con una manciata di banconote sporche e di poco, pochissimo, valore, allungando la mano dal finestrino. Chi le riceve ha giusto il tempo di contarle, ma non di controbattere se il valore non corrisponde al prezzo della vendita. Ormai però l’automobile è lontana; rincorrerla tra il traffico di auto, moto, tir e aboboyaa sarebbe impossibile; tanto vale concentrarsi sul prossimo cliente: spazzole, ma anche calzetti, gomme da masticare, ombrelli, caschi da lavoro, anacardi, uova congelate e tutto quanto si possa trasportare sulla testa, dentro enormi ceste di plastica.
Come onde, a volte silenziose e discrete, a volte spumeggianti e rumorose, in un perpetuo andare e tornare, si muovono gruppi di persone lungo le strade polverose, davanti ai nostri occhi. Sono per lo più giovani donne; non mancano i bambini; qualche vecchio. Tutto può essere venduto lungo la strada; negli incroci più trafficati, in prossimità di qualche snodo nevralgico, l’importante è individuare il cliente giusto. Un pulmino carico di persone o un taxi scassato attireranno l’attenzione di chi vende snack e bibite: il guadagno, sicuramente basso, ma garantito. Un’automobile privata invece vuol dire lusso; noi eravamo il cliente giusto lungo la strada da Accra a Techiman. Quasi dieci ore di viaggio, eppure non abbiamo comprato nulla. Non abbiamo deciso di non comprare; non ne abbiamo neppure parlato tra noi. Potevamo essere il cliente perfetto, ma non siamo stati capaci di esserlo. Probabilmente non volevamo essere noi l’auto lussuosa; probabilmente non avremmo avuto il coraggio di dire che niente di quella merce in vendita, in realtà attirava la nostra attenzione; probabilmente i nostri cuori accettavano con difficoltà che i venditori davanti ai nostri occhi avessero dodici anni o poco più. Quella frenesia, quel moto continuo, quel bisogno di vendere qualcosa, ci hanno sopraffatti. Abbiamo osservato, silenziosamente. Silenziosamente, abbiamo ingoiato un indefinito, irrazionale, profondo senso di colpa.








